La musica dell’Orco Pepo

Di Eleonora Giancarli e Ginevra Poledda

Tanto tempo fa nel bosco degli elfi non esisteva la musica.

Si poteva ascoltare il canto degli uccelli o lo scorrere dell’acqua di fonte, il fruscìo degli alberi, ma la musica prodotta da strumenti musicali non esisteva ancora.


Immaginate la sorpresa dell’elfo Bibo, quando passeggiando poco distante la casa dell’Orco Pepo sentì una melodia celestiale che gli fece vibrare le orecchie appuntite!


“Questa è bella” pensò “Non ho mai ascoltato nulla di così emozionante! È come una calda coperta che ti avvolge il cuore o come il vento che ti soffia nella testa! Che cosa sarà mai?” si domandò avvicinandosi fin sotto le finestre.


L’Orco Pepo dormiva della grossa con le mani appoggiate sul suo grasso pancione e russava pesantemente, ma era proprio dalle sue narici che uscivano suoni celestiali e note musicali perfettamente in armonia tra loro.


Era difficile immaginarselo, perché la voce dell’orco Pepo dal vivo era roca e roboante, ma Bibo non poteva che dar atto alle sue orecchie che la musica provenisse proprio dalle narici di Pepo!


“È indubbio che Pepo custodisca un bel segreto” si disse allontanandosi e programmando di tornare con i suoi amici per scoprire qualcosa di più.


L’indomani gli elfi si appostarono sotto le finestre di Pepo intorno all’ora del pisolino e osservarono i suoi movimenti. Nulla di strano a parte il menù dell’Orco a base di radici fangose, lombrichi e ramoscelli di legno, ma non appena Pepo si sistemò in poltrona e chiuse gli occhi per il consueto riposino una musica celestiale iniziò a sprigionarsi dalle sue narici!


“E pensare che la mia sposa mi picchia sul naso tutte le volte che russo di notte!” esclamò l’elfo Nino. Ma la verità era che tutti erano davvero sorpresi da quella novità.


Bibo era sempre più rapito dalla musica ed era deciso a scoprire come riprodurla. Convinse i suoi amici a legare l’orco con delle corde per immobilizzarlo e interrogarlo.
E al risveglio dal pisolino il povero Pepo si ritrovò legato come un salame, circondato da elfi.


“Cosa volete?” tuonò con il suo vocione.


“Scoprire il segreto dei suoni che fai mentre dormi!” esclamarono gli elfi prima di iniziare a solleticarlo con una grossa piuma di pavone.
L’Orco rideva a crepapelle ma non rivelava alcun particolare, continuava a ripetere che non ne sapeva nulla.


Poi implorando gli elfi di fermarsi gridò:”Forse sono stati i rami dell’acero d’oro che Fata Mangiona mi ha consigliato per la mia dieta!”
“Spiegati meglio!” lo intimarono gli elfi.


“Lungo il ruscello Canterino, nella foresta degli usignoli, c’è un acero dalle foglie dorate intorno a cui danzano le api ballerine. Ho spezzato qualche ramoscello che sgranocchio a fine pasto ultimamente”.


Gli elfi si illuminarono. Slegarono l’orco e gli promisero una fornitura di ramoscelli per farsi perdonare e raggiunsero il luogo dove si trovava l’acero.


Era davvero magico e tutt’intorno si poteva sentire quella melodia celestiale che poco prima fuorusciva dalle narici dell’Orco.
Fu in quel momento che Bibo ebbe un’idea.

Raccolse i ramoscelli per l’Orco e ne portò un fascio a casa con sè. Con un coltellino iniziò a intagliarli e ad ogni taglio scopriva un suono diverso.
Ci lavorò su tutta la notte e al mattino dalle finestre della sua casa risuonò la melodia del primo flauto elfico. Tutti accorsero sorpresi e felici.


Bibo aveva scoperto come riprodurre la musica e ogni elfo lo pregò di costruire un flauto per sè.
Da quel giorno la musica arrivò nel villaggio degli elfi e grazie al magico legno dei loro flauti è giunta oggi fino a noi…ma la melodia più dolce e celestiale resta quella dell’Orco Pepo quando russa e nessun flauto è riuscito mai a riprodurla…chissà quale sarà il suo segreto!

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