Il mostro Tito

Di Eleonora Giancarli e Ginevra Poledda

“Vattene via mostro!”, “Non ti vogliamo!”, “Ci fai paura!”

Il mostro Tito sentiva queste frasi riecheggiare nella sua testa e piangeva in silenzio, guardando la sua immagine riflessa nel vetro della finestra della soffitta in cui si era rifugiato.

Che fosse un mostro era la verità. Era una creatura della fantasia dopotutto. E non ci sono mica solo principesse, draghi e cavalieri nel mondo delle fiabe. Ci sono anche i mostri! E a lui era toccato questo destino.

Solo che…non voleva spaventare proprio nessuno e anzi…aveva una gran voglia di farsi degli amici e giocare, ma niente da fare, tutti fuggivano quando lo vedevano.

Il povero mostro singhiozzava, quando gli sembrò che qualcuno gli facesse eco.

Dall’altra parte della stanza un bambino piangeva sommessamente.

Tito ebbe un tuffo al cuore, ma subito si rattristò. Se si fosse avvicinato l’avrebbe di sicuro spaventato e fatto fuggire.

Così gli parlò, ma senza farsi vedere.

“Perchè piangi?” provò a chiedere.

Il bimbo sobbalzò e gridò “Chi c’è nella stanza?”

“Non avere paura ti prego, Anch’io mi sono rifugiato qui perchè mi sentivo triste. Possiamo parlare un pò se ti va. Io mi chiamo Tito”.

“Io sono Federico”, rispose il bimbo andando dritto verso di lui.

Tito si spaventò, perchè Federico lo stava guardando dritto negli occhi e gli tendeva la mano per presentarsi, ma stranamente non sembrava terrorizzato dal suo aspetto, come era possibile?

“Io sono triste e arrabbiato perchè a scuola c’è un gruppo di bulli che mi tormenta. Tutti mi prendono in giro per i miei occhiali e i miei brufoli e nessuno vuole essere mio amico”.

“Anch’io ho lo stesso problema!” esclamò Tito, che aveva finalmente compreso in cuor suo come farsi accettare: bastava mostrarsi per ciò che si è veramente! E fu proprio quello il consiglio che si sentì di dare al suo nuovo amico.

Tito e Federico finirono per giocare insieme e farsi delle grandi risate quel pomeriggio in soffitta e quando la mamma chiamò il bimbo per cena, si salutarono con la promessa di rivedersi presto.

Quella notte Tito ebbe un’idea. Fece un bel giro nei sogni dei bambini bulli che maltrattavano il suo amico e si divertì a spaventarli, dicendo loro che li avrebbe tormentati ogni notte se non avessero lasciato in pace Federico.

L’indomani andando a scuola, Federico notò che uno dei suoi compagni aveva bucato la ruota della bicicletta e anzichè allontanarsi intimidito proseguendo per i fatti suoi, decise di seguire il consiglio di Tito: mostrarsi per ciò che si è veramente. “Ti aiuto io a ripararla” esclamò avvicinandosi col suo kit di riparazione. Il suo compagno lo guardò sorpreso, ma sorrise soddisfatto, quando in men che non si dica vide la sua ruota riparata, mentre il gruppetto dei soliti bulli assisteva alla scena in silenzio.

Fu quello l’inizio di un’amicizia e di un cambiamento nella vita di Federico, perchè da quel giorno nessuno lo prese più in giro: forse grazie a Tito… o forse grazie a se stesso.

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