Ombretta

Di Eleonora Giancarli e Ginevra Poledda

Come tutte le ombre, Ombretta non si lasciava davvero afferrare e cambiava posizione di continuo, col procedere delle ore della giornata.

Al mattino le piaceva camminare dietro le persone, per curiosare nelle loro faccende.

Durante il giorno, giocava col sole: quando il sole andava a est lei si spostava a ovest e quando il sole andava a ovest, si spostava a est.

Anche i bambini giocavano con lei, provando a calpestarla, ma niente da fare…Ombretta non si lasciava mai prendere e al calar della sera si allungava fino a toccare le cose più lontane.

Solo a mezzogiorno se ne stava buona al suo posto e si poteva avere un po’ della sua attenzione.

Ed era proprio mezzodì, quando Ombretta si fermò sotto i piedi di Viola, che stava giocando col nonno in cortile prima di pranzo.

“Nonno , perché non si può afferrare la nostra ombra?” domandò la piccola.

Il nonno ci pensò un po’ su e rispose: “Una volta una fata mi ha rivelato, che l’ombra non è altro che il nostro spirito bambino. Resta sempre attaccato a noi, ma non si lascia afferrare per non correre il rischio di diventare grande”.

Ombretta annuì compiaciuta e le venne un’idea. Approfittò del vento per sussurrare all’orecchio del nonno: “Ombre cinesi!”.

“Mi è venuta un’idea!” esclamò il nonno. “L’ombra non si può afferrare, ma c’è un modo di giocare con lei. Questa sera te lo dimostrerò”.

Quella sera prima di andare a letto il nonno sistemò una lampada in camera di Viola e cominciò a proiettare sul muro una serie di animali e personaggi che riusciva a creare con le mani! Un vero e proprio spettacolo!

Ombretta era la protagonista ovviamente e sorrise compiaciuta nel vedere come Viola e il nonno si divertivano…lo spirito bambino dell’ombra sfugge alla cattura, ma porta la magia nelle stanze e nel cuore di chi vuole tornare a giocare.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: