Il miracolo di Primavera

Erano giorni di primavera, ma un ostinato inverno continuava a soffiare i suoi venti freddi.

I baci, le carezze e gli abbracci erano rimasti come congelati, come sospesi nell’aria, aspettando di potersi liberare.

Non si vedevano bambini, mamme o nonni ormai da giorni, costretti nelle loro case da quest’inverno più severo del solito.

Il Bacio mai dato aspettava adagiato su un petalo di pesco.

L’Abbraccio negato penzolava da un ramo.

La Carezza spezzata dondolava su un filo d’erba.

Erano tutti atti sospesi, pensieri d’amore mai tramutati in azione e i bambini alle finestre e sui balconi, pensavano a tutte le volte che avrebbero voluto abbracciare la propria maestra senza averlo fatto; gli adulti a tutte le volte che avrebbero voluto accarezzare i propri vecchi genitori e avevano rimandato, gli innamorati ai baci che avrebbero voluto scambiarsi, rinunciandovi per qualche imprecisato motivo.

Primavera

Fu in quel momento che la Primavera si fece spazio tra le folate di vento, portando il suo calore.

Allungò i raggi di sole fino ad arrivare sulla balaustra di ogni balcone e dietro i vetri di ogni finestra.

Raccolse i baci, le carezze e gli abbracci sospesi e li portò sul viso, sulle labbra e sulle spalle delle persone affacciate, che sorrisero di speranza.

Qualcosa sembrava dire loro che presto l’inverno sarebbe finito, respinto dietro le nuvole più lontane, oltre l’orizzonte, mentre il calore sarebbe tornato a scaldare anime e cuori e le persone tornate ad uscire nelle strade e nelle piazze a potersi finalmente riabbracciare.

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